Da "Il Piccolo", 29 agosto 2003

SPORT Un libro di Molinari e Capodanno edito dalla Lint
Barcolana: una sfida sul mare che si spinge fino in cucina

«Armare e uscire per regatare, veleggiare, ma anche andare a pesca, anche per posizionare, a bordo della storica “Istria” della Svoc, i campi di regata. Così Adelchi Pellaschier diventa noto tanto per le sue capacità agonistiche, quanto per l’abilità nei “peoci a scotadeo”, e per le raccolte di capelonghe…». Ma questo «Barcolana racconti di mare» di Fulvio Molinari e Francesca Capodanno, appena uscito per i tipi della LINT nella collana «Gente di mare» (pagg. 84, euro 14), è un libro dedicato alla vela o alla gastronomia? Tutt’e due le cose insieme, e altro ancora.
Di certo, e lo dicono gli autori stessi, non è un libro tradizionale:«In linea con la storia della regata che vorremmo raccontare – dicono nella prefazione – abbiamo scritto un libro assolutamente fuori dalla tradizione».
Non che alla Società velica Barcola – Grignano, che da 35 anni organizza la «Coppa d’autunno», ormai universalmente nota come Barcolana, manchino trofei da esibire e soci degni di citazione, ci mancherebbe. Il fatto è che Molinari, oltre che appassionato velista è anche giornalista fino al midollo. Altrettanto brava alla macchina da scrivere e al timone è Francesca Capodanno (ai fornelli, temo, un po’ meno): da questi due, insomma, non poteva uscire un’opera paludata buona per far bella figura negli scaffali della società. Dal loro ingegno di cronisti è uscito, invece, un libretto fresco, agile e bello.
Due pagine due per ogni anno della regata, non di più: anno, vento dominante in quell’edizione, nome del vincitore e numero di iscritti accompagnano il titolo. Si comincia dal 1969: col «garbin» (che sarebbe poi, traduciamo per i forestieri, quel venticello fresco che viene da sud-ovest, meglio noto come libeccio) vince Betelgeuse del capitano Piero Napp, grazie a uno spinnaker preso a prestito. E il «Piccolo», ci ricordano gli autori, parla nelle cronache di «eccezionale successo di partecipazione».
Se il 1970 è l’anno di un giovanissimo e irriconoscibile Mauro Pelaschier capellone e ancora sbarbatello (ma lo ritroveremo più avanti, protagonista nel 1983 e già famoso per i successi di Azzurra, quando vince White Shadow con il maestrale su 596 concorrenti), gli anni successivi sono ancora appannaggio di personaggi che sembrano usciti più dalle «Maldobrìe» di Carpinteri e Faraguna che dalle cronache sportive delle regate ipertecnologiche di oggi. Molinari e Capodanno si scusano per non aver potuto citare tutti i protagonisti di quegli anni ruggenti, e noi lo facciamo due volte perché possiamo qui solo ricordare qualcuno dei citati, come Giovanni Sigovich, lussignano, protagonista con Carla nel 1971; Paolo Rizzi col suo vento Fresco che finirà affondato da una tempesta tropicale (1973); Giorgio Brezich, il «gentleman della vela» e il suo Raguseo (1975); Sergio Morin (anche lui da Lussino: sarà un caso?), stella del calcio passato alla vela; quel bastiancontrario di Carlo Sciarrelli.
Poteva mancare, in questa galleria, Brunetto Rossetti, col suo liso berretto da mozzo e il suo Nibbio, la barca più famosa della storia della Barcolana? Alla vecchia passera (classe 1921, come il suo armatore) sono dedicate le due pagine dell’edizione del 1979, quando, per la cronaca, s’impose El Cid con vento di Bora e 290 iscritti. Stiamo già entrando in un’altra epoca e lo si capisce anche sfogliando il libro: meno legni e più vetroresina, non più foto in bianco e nero ma «moderni» scatti a colore. E salgono le iscrizioni, come una marea atlantica: nel 1983 si doppia la boa dei 500 iscritti, dieci anni dopo quella dei mille. Cambiano anche i nomi dei protagonisti: non più lussignani dalla faccia raggrinzita ma giovani zazzeruti e palestrati, campioni internazionali: Cian, Vascotto, il già citato Pellaschier, Favini, i Benussi, Kosmina, Bressani,…
Devono destreggiarsi con barche veloci come motoscafi, sempre più grandi, con equipaggi sempre più numerosi, in una giungla di vele sempre più fitta (ormai siamo quasi a quota duemila). E quando, come nell’edizione di tre anni fa, arriva una burrasca di Bora (vincitore Shining, 1795 partecipanti), sono guai per tutti. Ma l’anno dopo il popolo della vela è ancora più numeroso: disalberamenti e bomate in testa sono solo un ricordo che non fa più paura. A tutti costoro che fanno della Barcolana, per dirla con Sciarrelli, «il più gran raduno del maggior numero possibile di matti», è dedicato idealmente questo agile e prezioso libriccino.
Livio Missio
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