da “Il Piccolo”, Cultura e Spettacoli, lunedì 31 maggio 2004

 

Un volume Lint di Marino Bonifacio analizza origini, provenienze, caratteristiche di 197 cognomi ricorrenti

 

Come si chiama e da dove viene la gente di Trieste

 

Da Alberti a Zugna, un viaggio tra toponomastica, araldica e storia. Con qualche sorpresa.

 

Una passione per i cognomi lunga un quarto di secolo. Da tanto Marino Bonifacio, piranese di nascita e triestino d’adozione, ne analizza origini, provenienze, trasformazioni, coprendo un arco geografico che va dall’Istria alla Venezia Giulia. Ma, soprattutto, scartabella migliaia di documenti, fruga negli archivi, segue ogni minima traccia con la passione e l’accanimento di un investigatore linguistico, incrociando discipline come la toponomastica, la storia, la geografia, l’araldica, oltre a lingue, dialetti e tradizioni locali.

Domani, alle 17.30, nella sala della libreria Minerva, Valerio Fiandra presenterà l’ultima, imponente fatica di Bonifacio, uno studio su 197 «Cognomi triestini», che segue i tre volumi sui «Cognomi del comune di Pirano e dell’Istria, un volume sui «Cognomi di Isola» e il primo saggio, del ‘97, su «Cognomi dell’Istria: storia e dialetti, con speciale riguardo a Rovigno e Pirano».

All’autore, chiediamo com’è nato questo suo singolare e inesauribile interesse.

«E’ nato con l’esodo, con la nostra cacciata dall’Istria e col desiderio di capire radici e provenienze dei cognomi. Molti miei concittadini e corregionali dicono di essere di origine veneta, friulana o di arrivare da altre zone. E io ho voluto studiare, documentare e capire come sono avvenuti questi processi. Nel mio paese, Pirano, c’è l’archivio più ricco dell’Istria, con novemila testamenti inediti, di cui solo mille decifrati. Sono partito da lì per allargare poi la mia visuale fino ad abbracciare tutta la zona fra Capodistria e Fola. Man a mano che studiavo, ho capito che per analizzare i cognomi di Trieste bisognava studiare quelli friulani, ve-neti, croati e sloveni. Così, un po’ alla volta, in venticinque anni di impegno, ho allargato il mio raggio».

Quali sono i più diffusi, fra i 197 cognomi triestini che lei ha preso in esame?

«Il più diffuso è Furlan-Furlani che conta 320 rappresentanti. Metà di questi provengono dall’Istria, dove il cognome è documentato, a Fola, già nel 1243. Poi lo troviamo nel ‘400 a Capodistria, nel ‘500 a Buie, mentre una parte si è slavizzata in Furlanich all’interno dell’Istria e sul Carso triestino. L’altra metà dei Furlan arriva dal Friuli e in parte anche dal Veneto, specie da Treviso e provincia».

Il primo cognome della sua lunga indagine è Alberti. Qualche particolarità?

«Alberti occupa il 113.0 posto dell’elenco dei cognomi presenti a Trieste, con sessantadue famiglie. Proviene in parte dal Friuli, dove è documentato a Gemona nel 1328, ma anche dal Veneto, dal Trentino e dall’isola di Veglia. Gli Alberti dell’Istria si sono estinti, quindi la maggior parte di quelli che troviamo a Trieste sono veneti, trentini, friulani e in parte dalmati, con attestazioni a Spalato dal 1200». ..

C’è qualche cognome con una storia partico-larmente strana tra quelli che ha preso in esame?

«Il cognome Ferluga-Felluga, che tutti affermano sia di origine spagnola. E’ invece semplicemente un cognome patronimico sloveno con suffisso accrescitivo “uga” e base “Ferie”, dal latino “Florianus”, e significa Florianone. Ha .dato addirittura origine al villaggio di Ferlughi, cioè Conconello. Il cognome Ferluga, che è il settimo di Trieste, quindi abbastanza diffuso, si ramifica anche a Isola d’Istria, paese del pugile Benvenuti, e diventa “Felluga”, perdendo la “r”. Felluga poi diventa uno dei cognomi più diffusi pure a Trieste, con cinquantaquattro famiglie».

Anche il cognome Fonda ha una storia singolare...

«I Fonda sono un ramo dei Fundani o Fondani, cioè dell’antica gens Fundania di Roma, che significa “abitante di Fondi”, una cittadina costiera del Lazio fra Terracina e Formia. Si trapiantarono ad Aquileia, poi, nel 452, con la distruzione da parte dei barbari di Attila, i Fonda si rifugiarono a Venezia e in Istria. A Venezia li troviamo già nel 1000 dopo Cristo, nel 1200 a Pirano, mentre un ramo interessa anche Cividale, dove si estinsero nel 1343. I Fonda arrivarono a Trieste nel ‘700, in particolare a Servola, per poi diffondersi in tutto il Carso triestino e in Slovenia fino a Lubiana, dove vengono trasformati in Fundak. Un altro cognome interessante è Dudine...»

Perché?

«E’ il 106.0 di Trieste con 64 famiglie, ma viene da Isola. Qui circola solo dal 1500, prima ancora arriva da Udine, il che attesta sempre un collegamento, nel corso dei secoli, fra il Friuli e l’Istria veneta. Poi abbiamo Fabris, che erroneamente si pensa di origine friulana, mentre la forma latineggiante in “is” è anche veneziana e istriana. Lo stesso vale per il cognome Menis, friulano e istriano. La maggior parte dei Fabris è di Udine. L’allenatore del pugile Tiberio Mitri, per esempio, si chiamava Bruno Fabris ed era nato a Trieste da padre di Udine».

C’è qualche cognome che può essere considerato autenticamente triestino?

«Callegari, da “calligaro”, calzolaio, documentato dal 1200 e presente nelle prime elezioni di Trieste nel 1850, il che ci fa ipotizzare una continuazione nel tempo della sua presenza in città. E poi Trevisan, anch’esso documentato nel 1202, che attesta i rapporti antichi tra Trieste e Treviso. Anche in questo caso esiste una continuazione del cognome in città, dove lo ritroviamo nel ‘500, nel ‘600 e ancora oltre».

E Bonifacio da dove proviene?

«Per l’80 per cento i Bonifacio vengono da Pirano, dove se ne trova traccia dal 1230. I primi si sposano a Trieste nel ‘700, quindi il cognome è presente in città da due secoli. Anche l’intera Dalmazia è piena di Bonifacio, slavizzati in “Boni-facich” con il sopraggiungere degli slavi dallinterno. Questo cognome è comune all’intera area italiana, ma la base è sempre il latino “Bonifatius”, derivato da “Bonifatus”, nome augurale formato da “bonus”, buono, e “fatus”, destino: l’uomo “che abbia un buon destino”».

Qual è il cognome più raro a Trieste?

«E’ quello del giornalista Vittorio Sgueglia della Marra, l’unico. A una ricerca che ho fatto attraverso internet, una famiglia con questo cognome è segnalata a Milano, una a Roma e una a Pesaro. E’ un cognome marchigiano che merita uno studio, perché è molto interessante. “Marra” è una specie di zappa».

 

Arianna Boria