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Messaggero Veneto, 8 dicembre 2003-12-08 UN LIBRO SULLE FRECCE TRICOLORI di Luciano Santin
La seconda reazione del lettore (il termine è peraltro fuorviante), è rappresentata dalla riscoperta di un rapporto fisico che sprofonda nelle lontananze dell'infanzia e nei libri gioco. Perché qui l'impaginato non solo si squaderna su fold-in quadrupli, ma a sorpresa raddoppia verso l'alto, negando qualsiasi distrazione allo sfoglio delle pagine, e conferendogli anzi la complessa ritualità del tangram. Una dimensione ludica, vien da pensare, esiste anche nell'essenza stessa delle Frecce: esercizio sincrono di destrezza funambolica, in sé puramente gratuito, e con in più lo scotto altissimo di errore, come ricorda Ramstein. Sono sicuramente dei top flyer, dei professionisti seri e iperpreparati, gli uomini dei G91, ma anche dei giocherelloni, che cercano la libertà attraverso la consapevole adesione a regole tanto ferree quanto suscettibili di innovazioni creative. Le immagini di Mauro Vicario, uno che ha già vinto un bel po' di premi in giro, non hanno cascate sequenziali, per evitare la banalizzazione dell'effetto film, e, come avverte il sottotitolo, giocano tra cielo e terra. Nel primo caso siamo all'astrazione, alla pura grafica, colta però da prospettive inedite. La display line, alta quanto gli apparecchi in volo, o il retro dell'evoluzione, che viene studiata per un miglior effetto sul pubblico (la celebre 'bomba' ha per questo un dispiegarsi non su 360, ma su 240 gradi). Sicché si potrebbe parlare di backstage, meglio ancora del 'rovescio dell'arazzo' considerato dalla Patristica. La rarefazione del cielo diviene però elemento dialettico quando entra in gioco il territorio. Colto con occhio straordinario, e contrapposto nella sua staticità al guizzo delle Frecce. Le difficoltà tecniche dello scatto (non siamo ai 'posati', ma o 'oggetti' scagliati a centinaia di kilometri all'ora) vengono così colte e nobilitate quali occasioni espressive, nella grana come nelle necessarie sfocature. Libro di nicchia, indescrivibile come le immagini dei grandiosi ghirigori nell'azzurro alonate di silenzio mentre lo si sfoglia, il rombo pare di avvertirlo dopo, chiudendo le pagine. E' facile che a qualche bello spirito venga in mente di proporre una Pattuglia Cibernetica, con sensori e computer al posto della carne viva schiacciata sul seggiolino da più G. Certo, ci sarà una maggior sicurezza, e anche la possibilità di eseguire figure più complicate e più velocemente. Ma, pur sapendo che il più dozzinale dei PC è in grado di tracciare all'istante un cerchio di micrometrica precisione, rifiutiamo tutti la perfezione virtuale, algida e senz'anima, forse anche senza senso, per emozionarci di fronte alla O di Giotto.
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