TRIESTE - A partire da domani, e fino a sabato, al Palazzo
dei congressi della Stazione marittima di Trieste, si terrà il XII Congresso della
Società psicoanalitica italiana articolato in quattro giornate di studio. Chiediamo
a Paolo Fonda, uno degli organizzatori di questo evento nonché coordinatore, nella
terza giornata, di una tavola rotonda sulla psicoanalisi dell'Est, di illustrarci
il programma e gli interventi. Anzitutto, perché Trieste come sede di questo importante
appuntamento che si tiene ogni quattro anni? «Non solo perché Trieste è una città
molto amata, ma anche perché è la città da cui è iniziata la psicanalisi in Italia.
Edoardo Weiss, fondatore della Società psicoanalitica, è nato e ha lavorato a
Trieste. Un altro motivo è che Trieste si trova sul confine orientale dell'Italia
e può dare un contributo all'apertura verso l'Europa dell'Est che negli ultimi
dieci anni si affaccia sullo scenario della psicoanalisi in alcuni Paesi dell'Est,
in particolare nelle vicine Slovenia e Croazia. Anticipo che sabato pomeriggio
si terrà una tavola rotonda proprio su «Il futuro della psicoanalisi in Europa,
integrazione Est-Ovest», cui parteciperanno psicoanalisti russi, cechi, delle
repubbliche baltiche, dell'ex Jugoslavia, dell'Ungheria, ovviamente psicoanalisti
italiani e il presidente della Federazione psicoanalitica europea per discutere
proprio i rapporti Est/Ovest e delle modalità di questo allargamento all'altra
metà dell'Europa». Quali saranno i temi del congresso?
Dal Il Piccolo, III pagina, martedì 28 maggio
2002
LETTERATURA Originale testo di Anna Maria Accerboni, saggistico e teatrale al
tempo stesso, edito dalla Lint
Trieste sui binari della psicoanalisi
Freud, Weiss, Svevo, Joyce, Jung, Voghera dialogano sul palcoscenico cittadino
Per gentile concessione pubblichiamo alcuni passi dal libro "Trieste
nella psicoanalisi".
Svevo La psicanalisi io la conobbi nel 1910. Un
mio amico nevrotico corse a Vienna per intraprenderla. L'avviso dato a me fu
l'unico buon effetto della sua cura. Si fece psicanalizzare per due anni e ritornò
dalla cura distrutto: abulico come prima ma con la sua abulia aggravata dalla
convinzione ch'egli, essendo fatto così, non potesse agire altrimenti.
Weiss Nel 1919 decisi di tradurre in italiano la prima serie delle lezioni
di "Introduzione alla psicoanalisi" di Freud, che io avevo avuto la fortuna
di sentire dalla sua viva voce all'Università di Vienna. Chiesi a un mio conoscente,
il dr. A., che avevo mandato da Freud per un trattamento nel 1911, se voleva
aiutarmi in questo delicato lavoro. Il dr. A. era un uomo intelligentissimo,
della mia età, buon conoscitore di psicoanalisi e con una eccellente conoscenza
del tedesco e dell'italiano. Ma all'inizio io non sapevo delle sue gravi condizioni
nevrotiche e di alcuni tratti del suo carattere...
Voce fuori campo L'amico nevrotico di Svevo risulta da un'altra sua lettera,
più esplicita, essere stato invece un congiunto...
Svevo Grande uomo quel nostro Freud, ma più per i romanzieri che per
gli ammalati. Un mio congiunto uscì dalla cura durata per vari anni addirittura
distrutto... Certo che io non posso mentire che in questo caso trattato da Freud
in persona non si ebbe alcun risultato. Per esattezza devo aggiungere che il
Freud stesso, dopo anni di cure implicanti gravi spese, congedò il paziente
dichiarandolo inguaribile. Anzi io ammiro il Freud, ma quel verdetto dopo tanta
vita perduta mi lasciò un'impressione disgustosa.
Narratore Chi fosse il congiunto di Svevo non è più un mistero: si trattava
di Bruno Veneziani, unico rampollo maschio di quella dinastia imprenditoriale
in cui Svevo, in seguito al matrimonio entrò, trasformandosi nel facoltoso industriale,
fabbricante di vernici, Ettore Schmitz.
Voce fuori campo Ma il dr. A. era molto più che un conoscente anche per
Weiss!
Narratore Bruno Veneziani era amico di Weiss sin dall'epoca in cui erano
compagni di scuola al Ginnasio di lingua tedesca e continuarono a frequentarsi
anche nel periodo universitario, essendosi Veneziani trasferito a Vienna per
laurearsi in Chimica. Il loro rapporto si rafforzò ulteriormente in seguito
al matrimonio di uno dei fratelli di Weiss, Ottocaro, con una pronipote di Svevo.
Voce fuori campo C'era più di una ragione per cui Weiss s'interessasse
ai problemi dell'amico! Il suo consiglio di rivolgersi a Freud già nel 1911
era sicuramente in buona fede, convinto che un trattamento psicoanalitico potesse
veramente giovargli. Ma il dr. A. era uno di quei casi, di fronte ai quali la
psicoanalisi può ben poco...
Narratore Veneziani fu ricoverato per un lungo periodo nel sanatorio
di Georg Groddeck a Baden-Baden, ma anche l'"analista selvaggio", dalle preponderanti
doti terapeutiche, riconoscerà di aver fallito. Veneziani non risolverà mai
i suoi problemi e Weiss non cesserà di cercare di aiutarlo, anche ricoverandolo,
fin tanto che operava all'Ospedale psichiatrico, nelle ricorrenti crisi dovute
alla sua dipendenza dalla cocaina. Dopo il suo trasferimento da Trieste a Roma
continuerà a non perdere di vista l'amico, affidando prima di partire per l'America
nel 1939, Bruno Veneziani al caposcuola degli analisti junghiani, Ernst Bernhard,
giunto da poco nella Capitale italiana dalla Germania, da cui apprenderà nel
1952 la notizia della sua morte a causa di un attacco di cuore, dovuto "ad eccessi
di vario genere e al tipo di vita che aveva condotto".
Voce fuori campo Quanto può aver pesato sull'idea che Svevo si era fatta
della psicoanalisi, di cui rivendicò sempre una conoscenza anticipata e di prima
mano, la storia del fallimento analitico del cognato? E in che misura può aver
influenzato il modo in cui la psicoanalisi è rappresentata nel suo capolavoro
"La coscienza di Zeno"?
Narratore Svevo non fu il solo scrittore nei primi vent'anni del '900
in Europa a dimostrarsi sensibile alle teorie di Freud, sviluppando nel merito
un forte interesse, intriso però di resistenze, volte a prendere le dovute distanze
dalle rivoluzionarie scoperte della psicoanalisi. Ma Svevo fu sicuramente il
primo a traformare la cura psicoanalitica in stratagemma letterario, o per dirla
con le stesse parole maliziose di Zeno, in un "mezzo ottico di rifrazione",
che pur o proprio perché continuamente contestata ed elusa dal protagonista,
costituisce il filo conduttore di quelle vicissitudini della coscienza e insieme
non coscienza del personaggio sveviano di cui si compone il romanzo.
Voce fuori campo Ma può l'artista, nel momento in cui ha scoperto le
teorie di Freud - e non certo per i suoi risvolti terapeutici - "far a meno
della psicoanalisi"? E la psicoanalisi può prescindere dall'opera degli scrittori?
Svevo La psicanalisi dovrebbe accettare di misurarsi con le opere degli
scrittori, in quanto non sono altro che un pezzo di vita di grande importanza
proprio perché venuto alla luce non sformato da una scienza meticolosa, ma tagliato
vigorosamente da una viva ispirazione. Mi auguro che per i libri di James Joyce
venga un forte psicanalista a studiare i suoi libri che sono la vita stessa,
ricchissima e sentita e ricordata con l'ingenuità di chi l'ha vissuta e sofferta.
Meritano altrimenti lo studio di quella povera "Gradiva" del Jensen, ch'ebbe
l'onore dei celebri commenti del Freud stesso!
Anna Maria Accerboni
Torna su