da: "Alpinismo goriziano", anno XXV, - n. 1 (131) - gennaio marzo 1999 CARSO: IL FASCINO DEL MISTERO
recensione di Sergio Tavano

Fin dal titolo che sceglie per il suo bel volume (Le meraviglie del Carso, Lint, Trieste 1998, pp. 168) Enrico Halupca sembra voler comunicare le gioie delle scoperte e il rapimento che le visioni del Carso hanno prodotto in lui e che possono produrre anche nel visitatore occasionale.
Mirare a un Carso meraviglioso potrebbe voler scegliere fra ciò che suscita l'ammirazione per la sua singolarità e ciò che più modestamente costituisce pur sempre la base e l'intreccio "sotterraneo" d'un'umanità, d'una civiltà: è a questa seconda visione che l'autore si volge, pur lasciandosi rapire da immagini (tutte sue) e da ricordi fortemente carichi di suggestioni. La suggestione che suscitano le centocinquanta fotografie a colori vuole essere una forma di accostamento, un invito caldo a esplorare un mondo, quello carsico, ricco sì di fenomeni naturali ma anche vissuto e, nella sua silenziosa ritrosia, appartato e quasi diffidente: la storia sembra scorrervi perciò sotterranea e senza quella volontà di affermazione che le città e altri luoghi costruiscono e pretendono (cfr. J.C. Davis, Carso. Riscatto dalla povertà, Ed. Gor. 1986).
Il volume però ha un sottotitolo: Immagini, storia e cultura di uno dei più affascinanti paesaggi d'Europa, con apparente prevalenza data al fascino e all'eccezionalità di quegli orizzonti ma in realtà con la convinzione d'una scoperta di valori non soltanto estetici, come parrebbe a prima vista, dato il corredo d'una quarantina di documenti di vario genere, per lo più d'archivio, che trasformano l'opera in una guida didatticamente utile e non emotivamente fuorviante.
Sono descritti e illustrati quindici luoghi carsici, scelti fra Duino - Aurisina (Sentiero Rilke), Trieste (Val Rosandra, Grotta Gigante, San Servolo) e il Carso più propriamente sloveno, sia pure limitatamente all'area compresa fra San Canziano delle Grotte, Postumia e il Lago del Circonio: sono presi in considerazione quattro casi di aspetti di superficie; otto sono grotte e tre sono fenomeni in parte fuori terra e in parte sotterranei. Si spalancano in tal modo visioni smaglianti di luci e di colori specie per il carsismo di superficie, con affettuosi ripiegamenti su scorci pudicamente riparati (pp. 11, 19, 65); ma necessariamente prevalgono di gran lunga le grotte, con insistenze sulle stalagmiti e sugli inarcamenti del calcare, esaltanti o, più spesso, opprimenti, da incubo: le visioni sono di preferenza su linee verticali (e forse anche per questo manca qualche aspetto non secondario, come i campi solcati). L'acqua c'è, e molta, nelle cavità, con accrescimento di un pungente senso di vuoto, di vuoti enigmatici e insondabili, ma essa affiora anche in superficie sia pure per lo più in movimento (Timavo, Val Rosandra: qui è fotografato anche l'acquedotto romano) o in taluni sbalorditivi affioramenti, come sono quelli del Lago del Circonio.
La scelta d'un particolare settore carsico esclude le visioni del Carso isontino, dove pure ci sono le maggiori formazioni lacustri: la stessa omissione si è notata del resto di recente in un articolo triestino apparso sulla "Rivista" del CAI; eppure abbonda il materiale di riferimento anche in una guida (// Carso isontino tra Gorizia e Monfalcone, Trieste 1984) edito dalla stessa Lint; non si dovrebbe poi dimenticare che il vero e proprio Carso goriziano corrisponde all'altipiano di Tarnova: qui troverebbero corrispondenza i tanti archi naturali fotografati da Enrico Halupca (pp. 128 -129 e passim) per l'arco o foro di San Michele che offre possibilità di visioni panoramiche inconsuete nell'ottica triestina.
Viene presentato dall'autore (autore dei testi densi come delle fotografie preziose) un "Carso senza confini", com'è detto nella quarta di copertina: e si pensa non soltanto a Rilke (cfr. p. 9) ma a Slataper che proprio qui scoprì di essere insieme tedesco, slavo e italiano; e si deve pensare a un Carso che non è soltanto punteggiato da grotte che offrirono fin dalla preistoria rifugi, ma che fu (e forse è ancora) una terra che partecipa tanto della cultura adriatica quanto di quella continentale e centroeuropea: si parla di tracce di scambi culturali e non soltanto commerciali, conservate proprio nelle grotte.
Il volume è impegnato a suscitare suggestioni con tante immagini che potrebbero trasformarlo in una di quelle opere che semplicemente si sfogliano prima di riporle per sempre: l'ambizione di far conoscere, si direbbe orgogliosamente, un mondo appunto misterioso e non soltanto epidermicamente bello, si accompagna invece a intenti puntualmente analitici, descrittivi e anche didattici. Anche qui viene bene in luce una sensibilità civile e umana: l'ineffabilità dell'immagine è scalfita da una viva e scientifica attenzione alla storia, che è storia della presenza umana, delle scoperte, delle interpretazioni, delle tradizioni e delle leggende; e si aggiungono, come in una guida pratica, notizie apparentemente spicciole ma indispensabili per chi voglia accostarsi a quel mondo.
Le notizie di carattere storico sono moltissime: piace a Gorizia rilevare che il Johannes Kobenzl del Castel Lueghi (p. 122) è lo stesso che costruì nella futura "contrada dei Signori" il palazzo che ora è residenza arcivescovile. Squarciare l'enigma e far uscire dal mistero il senso profondo del Carso quale metafora d'una condizione umana (la cultura di frontiera) e dissipare travisamenti e forme devianti che pure possono essere suggerite dall'ermeticità di quel mondo, è l'impegno, più etico dunque che estetico, da cui si fa guidare l'autore, che trasforma un lavoro, alato nelle immagini ed ebbro nei rapimenti, in uno strumento di riflessione tanto più commosso nella proposta di scoperte e nella trasmissione di valori duraturi, anzi perenni.
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Libro della Lint alla Minerva

Dal Il Piccolo del 24 marzo 1999, in Trieste:
Un volume di Enrico Halupca "Le meraviglie del Carso"
Nella bellezza di un ambiente che non conosce confini


Nella sua meravigliosa complessità il comprensorio carsico continua ad attrarre l'attenzione di artisti, studiosi, semplici appassionati. A "farne le spese", tra i tanti, pure il fotografo Enrico Halupca, che si è impegnato per diverso tempo, sul terreno e in diversi archivi, per la compilazione de "Le meraviglie del Carso" (edizioni Lint 1998), cospicuo saggio con numerose foto, disegni e materiali d'archivio inediti. Uscito in libreria a fine '98, il volume è stato presentato ufficialmente nei giorni scorsi nella sala esposizioni della Banca di Credito Cooperativo del Carso di Opicina.
"L'idea di realizzare un libro di foto e testi sull'intero altipiano carsico mi frullava per la mente da anni. Leggendo le classiche opere di indagine scientifico-ambientale sull'ambiente carsico di Eduard Martel e il "Duemila grotte" di Boegan e Bertarelli confida Halupca - ho riflettuto sulla possibilità di congegnare un testo moderno e aggiornato su quelle tematiche. La Lint ha raccolto l'idea. E nato così un libro in cui ho voluto presentare l'altipiano carsico interamente, senza confini di sorta, riscoprendo ancora una volta quei grandi fenomeni che da sempre ne fanno un ambiente decisamente unico".
Accanto alle bellissime immagini, l'autore ha integrato il testo con materiali d'archivio anche inediti -rintracciati nella Biblioteca civica e all'Archivio di Stato - tra cui spiccano i primi disegni ottocenteschi sull'esplorazione di alcuni abissi e un capitolo dedicato ai vecchi mulini della Val Rosandra.
"Siamo molto orgogliosi di un'opera in cui il territorio carsico viene trattato come un'unica entità geografica - ha affermato l'editore annunciando una prossima uscita editoriale dedicata agli itinerari sul Carso sloveno -. Stiamo inoltre lavorando a una realizzazione cartografica dell'altipiano degna di questo nome per coprire una carenza in questo senso, avvertita da molti studiosi e frequentatori del Carso".
"Il nuovo libro di Halupca è un autentico saggio culturale per un Carso che, dal mare Adriatico, si avventura ben all'interno del continente. Dalle stupende foto sulle falesie duinesi -ha continuato Fabio Forti, presidente dell'Alpina delle Giulie - l'autore affronta con successo alcuni temi classici di questo ambiente. Quella grotta Pocala, per esempio, per la quale il Museo di Storia naturale ha annunciato la ripresa di una serie di indagini sistematiche (le ultime risalgono al 1927)". Oppure, per l'abisso di Trebiciano, l'unica autentica "finestra" sul corso sotterraneo del Timavo. Suggestive ed evocative ancora le immagini panoramiche di un'innevata San Canziano, del ponte naturale del rio dei Gamberi, del sinistro speco di Castel Lueghi.
Un testo, alla resa dei conti, che rappresenta un significativo "punto e a capo" nell'editoria dedicata al fenomeno del carsismo, colto nel suo ambiente fondamentale.
Maurizio Lozei

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Da "Il Mercatino 20-26 marzo 1999, pagina 77
recensione di Massimo Gobessi
DALLO SCRIGNO DEI FOGLI STAMPATI ESCE IL TESORO DEL MITICO CARSO
Pagine suggestive e splendide immagini danno una panoramica completa del territorio


Un libro, soprattutto se "parla" di tematiche ambientali non nasce mai per caso; alla base vi è sempre un intimo interesse, quasi spirituale, dell'autore. Le parole che sgorgano dall'inchiostro dello scrittore rappresentano poi l'intenso amore che lo stesso prova per un paesaggio naturale; se poi, questo, è il Carso, il gioco è fatto!
Diceva bene D. Grayson ( 1870-1946), saggista statunitense: "Come è comodo e piacevole il mondo dei libri! Se non viene presentato come un obbligo allo studente o se non è usato come un sedativo alla pigrizia, ma se vi si penetra con l'entusiasmo di un avventuriero... "E proprio con lo spirito dell'avventuriero, in senso positivo ovviamente, siamo "penetrati" attraverso le pagine stupende di questo volume che Enrico Halupca ha dato recentemente alle stampe, per i tipi della Lint di Trieste e che è stato presentato ieri, venerdì 19 marzo dal carsologo Fabio Forti nella sala conferenze della Banca di Credito Cooperativo del Carso a Villa Opicina. Un volume prezioso, dunque, e soprattutto importante per i suoi contenuti e dal titolo eloquente: Le meraviglie del Carso.
Un libro dedicato al Carso si può paragonare ad uno scrigno: aprendolo e sfogliandolo scopriamo quel "tesoro" epigeo ed ipogeo che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Ma un libro imperniato sull'habitat carsico, oltre a "fotografare" la realtà ambientale, è anche il frutto intrinseco del lavoro dell'autore che parte da lontano, dal profondo del proprio amore per questo territorio ricco di fenomeni di rara bellezza.
La straordinaria serie di immagini, professionalmente realizzate da Enrico Halupca nell'arco di una decina di anni, mostrano in tutta la loro grandezza ed eccezionalità le bellezze del Carso, sia di superficie, che sotterraneo. Il volume inizia con le bianche rocce a picco sul mare del Sentiero Rilke, che fanno da stupenda cornice alla città di Trieste, offrendo al visitatore uno dei più suggestivi paesaggi d'Europa. Prosegue poi con la Grotta Gigante, con la sua cupola sotterranea, invita subito il lettore ad "avventurarsi nel sottosuolo carsico.
La ricerca d'acqua per la città di Trieste e il ritrovamento del corso sotterraneo del fiume Timavo. sono i due elementi su cui si impernia il capitolo sull'Abisso di Trebiciano, a cui l'autore dedica un'originale ricerca storica. Cambiamo tema, ma rimanendo nel sottosuolo carsico nei dintorni di Trieste, la Grotta Pocala diventa invece l'esempio più eclatante di una cavità che negli anni ha acquisito grande importanza per i suoi eccezionali depositi paleontologici. Ricca di storia, pure, la Val Rosandra, sia per i siti preistorici, sia per il passaggio medievale che la vide protagonista con i suoi mulini ad acqua.
Il Castello di San Servolo a guardia delle saline di Zaule e la storia dell'esorcismo praticato dal Santo che scelse quale eremo proprio una grotta sul ciglio del Carso, porta invece il lettore a considerare il legame stretto tra morfologia del territorio, siti difensivi e storie popolari. La Grotta Murata di Ospo è un altro bel esempio di fortificazione in un sito naturale, per difendersi dalle invasioni dei turchi, mentre la Grotta Vileniza, fotografata in tutta la sua magnificenza, rimane a testimoniare un passato di grandi allori, essendo la più antica cavità turistica esistente. Il capitolo delle Grotte di San Cangiano, prende spunto invece da un passato di lunga durata, che ha lasciato le tracce visibili della famosa "via dell'ambra" ai bordi del Timavo sotterraneo, invitando il lettore a calarsi nel mistero della scomparsa del fiume che più di ogni altro caratterizza il Carso. Un altro fiume carsico, il Piuca, è invece l'anima segreta delle Grotte di Postumia, divenute un'attrattiva turistica di livello mondiale. A pochi chilometri dalle sue stupende concrezione!, il Costei Lueghi, la grotta-castello usata alla fine del Quattrocento da Erasmo Luegher per nascon-dersi dopo le sue scorribande ai danni degli imperiali, invita a entrare nel vasto sistema sotterraneo scavato dal rio Lokva.
Mentre, per chi ama le passeggiate all'aria aperta, un capitolo descrive ampiamente la bellissima valle del Rio dei Gam-beri, con i suoi due imponenti archi naturali scavati nel calcare. Si prosegue poi a visitare la grande Caverna di Planino dove si incontrano i corsi dei due fiumi carsici più importanti della zona, che vanno poi a confluire nel Danubio.
In conclusione il Lago temporaneo del Circonio, si mostra in tutta la sua enigmatica essenza attraverso un'eccezionale sequenza di immagini realizzate nelle varie stagioni dell'anno.
Oltre alle stupende immagini realizzate da Enrico Halupca, non vanno dimenticati i disegni acquerellati - a tutta pagina - di Alfio Scarpa che regala ai lettori alcune visioni davvero sbalorditive del Castello di San Servo-Io, della fortezza di Ospo e del Castel Lueghi tutte a volo d'uccello; ancora, i numerosi documenti d'epoca, le sezioni delle grotte, i ritrovamenti preistorici che fanno di questa un'opera completa, ricca e che rispetta perfettamente quelle che sono, appunto, Le meraviglie del Carso.
M.G.

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da: "Il Mercatino" 20-26 marzo 1999, pagina 76
intervista di Massimo Gobessi
LE MERAVIGLIE DEL CARSO SI STAGLIANO IN TUTTA LA LORO BELLEZZA
Il volume di Enrico Halupca edito dalla LINT di Trieste affascinerà il grande pubblico


Come nasce un volume dal suggestivo titolo Le meraviglie del Carso, quale "messaggio" vuole diffondere. Queste sono state le curiosità alla base del nostro incontro con l'Autore. Enrico Halupca.
Enrico Halupca è nato a Trieste nel 1959; laureatosi con una tesi in Antropologia culturale, ha esercitato per dieci anni la professione di fotografo editoriale per varie case editrici italiane ed estere tra le quali Electa, Il Mulino, Einaudi, Utet, National Gallery Publications. Oltre a numerosi articoli riguardanti l'ambiente carsico e la speleologia in genere, ha realizzato, assieme ad altri autori, la monografia Spelaeus (1988), I sotterranei di Trieste (1988)e Il Timavo(1989). Che cosa rappresenta, per Enrico Halupca, il Carso?
"Il Carso è un luogo magnifico, un ambiente naturale che si è conservato - per fortuna - abbastanza integro ed è un territorio dove possiamo osservare la natura com'era nel passato.
Quello che colpisce di più è la particolarità di questa terra: il suo essere a due livelli. Il Carso superficiale ed il Carso sotterraneo. Prendiamo come esempio il corso del fiume limavo che si inabissa a San Canziano e poi sfocia San Giovanni in Tuba a Duino; ci sono poi altri fenomeni molto evidenti come il lago Circonio. Cosa rappresenta per me il Carso? Rappresenta l'insieme di questa natura che si è scavata il proprio spazio in un ambiente difficile ma affascinante."
E come è nata questa tua passione...
"Come è nata? È nata tanti anni orsono: fin da bambino, frequentando il Carso con mio nonno, Marino Miot, che era un camminatore eccezionale ed anche un eccellente speleologo.
Ma poi anche con mio padre Armando; con tutta la mia famiglia che da sempre mi ha condotto sul Carso facendo lunghe escursioni ed imprimendomi l'amore per questo ambiente così unico.
È un amore, una passione che mi è stata trasmessa quasi dal latte materno!".
Quindi di generazione in generazione...
"Sì, certamente".
Parliamo ora di Le meraviglie del Carso: come è nata l'idea di questo volume.
"L'idea di base è stata quella di raccontare, attraverso delle immagini, un Carso senza confini, in quanto è un ambiente unico che si sviluppa nel Carso triestino ed in quello sloveno anche se, personalmente, mi piacerebbe definirlo Carso e basta, senza aggettivi.
L'iniziativa è nata in parte per valorizzare il ricco materiale fotografico che ho raccolto in circa dieci anni di attività fotografia a livello professionale mettendo assieme il mio materiale con quello dell'archivio fotografico di mio padre; quindi di far risaltare queste immagini con dei testi che fossero accessibili ad un pubblico molto vasto. Non esclusivamente un volume fotografico, ma anche un libro aggiornato sulle ultime scoperte concernenti l'idrografia sotterranea.
Anche perché se una persona volesse andare a cercare tutti i dati contenuti in questo libro dovrebbe consultare le riviste specializzate. molte delle quali redatte in lingua slovena ed in lingua inglese.
In questo modo, attraverso le accurate illustrazioni che accompagnano i testi, il lettore può ricevere un'informazione abbastanza precisa ed aggiornata senza, per questo essere costretto ad esaminare le riviste specializzate". E quale "messaggio" vuoi inviare ai lettori attraverso le pagine di questa tua pubblicazione?
"Il messaggio è racchiuso nel testo e lo si scopre leggendo il libro; in poche parole, si tratta di mantenere inalterata una meraviglia. Quella dei fenomeni carsici che devono indurre al rispetto dell'ambiente carsico ed anche alla difesa del territorio. Conoscere la natura, ma non soltanto come un fenomeno da studiare ed analizzare esclusivamente a livello scientifico ma anche quale spazio spirituale."
Secondo te è quindi pensabile concorrere alla protezione dell'habitat carsico anche attraverso le pagine di un libro? "Sì. Direi di sì anche se non è stata la filosofia di partenza di questo mio lavoro. Un libro può raggiungere questi risultati se riesce però ad avere una diffusione capillare anche negli ambienti più disparati. Non soltanto fra il mondo dell'escursionismo e della speleologia."
Oltre ad avere pubblicato questo volume, sei anche un apprezzato fotografo professionista: è possibile, attraverso le immagini, rendersi conto della trasformazione che il Carso ha subito nel corso di questi ultimi decenni?
"Senza ombra di dubbio: anche se il mio libro, in particolare, mira a descrivere l'ambiente naturale e quindi tende ad evitare gli insediamenti umani che appaiono per esempio alla foce del Rosandra".
Allargando il campo è possibile operare il confronto ieri/oggi per quanto concerne la fauna e la flora?
"Sì, se noi osserviamo vecchie fotografie del Carso triestino si nota un ambiente molto spoglio, una pietraia con paesaggi lunari. Invece in questi ultimi anni il Carso, non avendo più quel tipo di sfruttamento che aveva nel passato, si è rinverdito molto. Sembra addirittura un altro territorio!
Il Carso che vediamo oggi è estremamente diverso rispetto a quello che ha generato l'idea Carso uguale pietraia." In conclusione quale potrebbe essere, per Enrico Halupca. la "ricetta" per una salvaguardia globale dell'ambiente carsico.
"Il mio libro è nato proprio con lo spirito di una visione del Carso senza confini. E proprio sulla scia di questa riflessione stiamo pensando di tradurre il volume in lingua slovena. La ricetta per una salvaguardia globale dovrebbe, secondo me, passare necessariamente attraverso una tutela coordinata a livello internazionale. Un'idea che, tra l'altro, comincia a farsi strada e della quale ho già discusso con il direttore delle Grotte di San Canziano. Si tratta di riuscire a mettere insieme tutte queste buone volontà attraverso un progetto che vada al di là dei confini statuali.
Massimo Gobessi

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Da: "Alpi Giulie", 1 settembre 1999, n. 1
recensione di Franco Gherlizza
Enrico Halupca
LE MERAVIGLIE DEL CARSO


Poche righe non possono rendere il dovuto plauso per questo volume veramente eccezionale sotto il profilo fotografico, storico-documentaristico e tipografico.
Si tratta di un'opera che, pur ripercorrendo tempi e luoghi classici noti alla stragrande maggioranza degli escursionisti locali, rivaluta il Carso per quello che è: un territorio unico che non ha niente da invidiare ad altre parti del mondo. Il lettore viene stimolato - e qui le straordinarie immagini fotografiche, eseguite dall'autore nell'arco di dieci anni, danno un notevole contributo - a recarsi nei luoghi descritti e ricercare personalmente gli scorci proposti da Halupca. Anche le notizie storiche, spesso corredate da documenti d'epoca, sono facili da apprendere e mettono in giusto rilievo l'importanza del singolo fenomeno descritto.
L'autore inizia il suo viaggio tra "le meraviglie del Carso" dalla sponda dell'Adriatico da quel Sentiero Rilke che collega appena sopra le falesie, tra mare e roccia, Sistiana a Duino. Passa poi ai più eclatanti fenomeni ipogei descrivendo, con dovizia di particolari, le più belle grotte del Carso classico; dalle turistiche Grotta Gigante, San Canziano e Postumia, alle "semituristiche" Vileniza e Planina, alla Grotta Pocala, famosa per i numerosissimi resti dell'Ursus spelaeus), alla "finestra" sul Timavo sotterraneo dell'abisso di Trebiciano.
Itinerari d'interesse storico trovano riscontro nei capitoli dedicati ai castelli di San Servolo e di Lueghi, della grotta murata di Ospo, mentre quelli più strettamente naturalistici hanno per compagni di viaggio la mitica Val Rosandra, l'incantevole valle del Rio dei Gamberi ed il misterioso lago di Circonio.
Il tutto amalgamato da una elegante veste tipografica che, come si può vedere, è stata curata nei minimi particolari.
Franco Gherlizza
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