da IL PICCOLO, Cultura e Spettacoli, 2 dicembre 2002

LINT pubblica un volume con racconti, disegni e lettere inedite dell’autore de «Gli ascensori invisibili»
Pubblicatemi, d’accordo. Ma non datemi importanzaLa copertina con un disegno originale di Morovich
Quindici anni di colloquio epistolare con il giornalista triestino Rinaldo Derossi


«Non datemi importanza». Enrico Morovich lo scriveva così, tra le righe. Tra un’osservazione e l’altra, tra un soprassalto di fastidio e un ringraziamento. Ma quelle tre parole, sepolte in una lettera datata 25 giugno 1992, in realtà sono spie luminose che raccontano un suo modo d’essere. Un desiderio profondo di restare nell’ombra. Una lontananza dai riti del mondo, e da quelli della letteratura.
Il destino di Morovich, nel Novecento letterario italiano, alla fin fine è risultato proprio questo. Apprezzato dai critici, studiato dagli accademici, osannato da fan illustri come Leonardo Sciascia, non è mai arrivato veramente sotto le luci della ribalta. Non ha mai raggiunto quella notorietà che avrebbe meritato.
È rimasto, insomma, uno scrittore per pochi lettori. Ed è un peccato perchè, proprio adesso, un volume a lui dedicato sottolinea quanto talento ci fosse nello scrittore fiumano. «L’ultimo sapore della vigna» (pagg. 207, euro 16), pubblicato dalla Lint, con il patrocinio dell’Istituto regionale per la cultura istriano-giuliano-dalmata, a cura di Marina Petronio, raccoglie racconti, disegni e poesie di Enrico Morovich che coprono un arco temporale piuttosto ampio: dal 1979 al 1994. Il libro verrà presentato giovedì alle 17.30, alla Libreria Minerva di Trieste, da Cristina Benussi, Piero Delbello, Valerio Fiandra e dalla curatrice.
L’anima di questo libro, in realtà, è una sorta di alter ego di Morovich. Un personaggio schivo, anche lui sempre pronto a rientrare nell’ombra: Rinaldo Derossi. Scrittore, collaboratore della pagina culturale del «Piccolo» e redattore del periodico «Voce Giuliana», sul quale pubblicò parecchi racconti inediti di Morovich. Pagine nate dai ricordi fiumani, schegge di microstoria, ritratti di personaggi conosciuti.
Il rapporto, prima solo epistolare, poi anche d’amicizia, tra Morovich e Derossi, prese forma, quasi per caso, nel 1979. Il 6 giugno, lo scrittore fiumano inviava al giornalista triestino un messaggio di ringraziamento per una nota a lui dedicata dalla «Voce Giuliana» e per un articolo ospitato dalla terza pagina del «Piccolo». In quella breve lettera, l’autore di «Racconti a righe corte», «Gli ascensori invisibili», «I giganti marini», confessava di avere inviato una serie di novelle alla casa editrice Lint. E aggiungeva: «So che i racconti sono di difficile pubblicazione».
Era soltanto l’inizio di un lunghissimo carteggio, rimasto finora inedito. E anche se nel volume manca la voce di Derossi, perchè le sue lettere si trovano forse nell’archivio moroviciano, custodito con grande amore da Bruno Rombi, il soliloquio di Morovich trascina il lettore in un gorgo di notazioni quotidiane, di frammenti narrativi, di ricordi che sgorgano e rimbalzano come un fiume in piena.
Nel «Sapore della vigna», il mondo di Morovich esce dalla penombra. Accetta, per una volta, di mettersi bene in luce. Rivelando dettagli inediti di un narratore di razza.
Alessandro Mezzena Lona


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