Da "IL PICCOLO", MERCOLEDÌ, 23 APRILE 2003, Cultura e spettacoli

SAGGI
Istria Giani ricostruisce la realtà educativa triestina dall’800 a oggi Andavamo all’asilo di Rena Nuova
Dal 1876 una scuola interprete dei cambiamenti socialiVai alla scheda del volume
Un viaggio nella realtà socio-educativa triestina dall'800 ai giorni nostri e un contributo alla conoscenza delle civiche istituzioni infantili. Due approfondimenti paralleli scritti con amorevole precisione da Istria Giani nel volume «Quando papà andava al cantiere» (Lint, pagg. 182, euro 16,00). Protagonista assoluta del libro - con riproduzioni inedite di documenti e materiale didattico - è la materna comunale di Rena Nuova, giunta ormai ai centoventisette anni di attività.
Furono le teorie pedagogiche dell'Aporti che motivarono politici e filantropi triestini a fondare nel 1841 il primo asilo di carità cittadino e che accompagnarono le nostre scuole infantili sino al 1871, proponendo un metodo basato sullo sviluppo armonico di anima, mente e corpo del fanciullo. In seguito gli asili comunali giuliani divennero dei giardini d'infanzia nei quali lo sviluppo dei più piccoli veniva favorito attraverso il gioco. Dal 1910 andò di gran moda il sistema pedagogico delle sorelle Agazzi: la loro scuola educava con la vita pratica, «il gioco e l'esempio». Questo spirito educativo accompagnò la didattica delle scuole materne triestine sino al 1991, anno in cui gli orientamenti programmatici divennero operativi in tutte le materne statali e comunali.
Inaugurata nel 1876, la scuola di Rena Nuova (anzi il Giardino infantile «Gisella» allora) ebbe da subito un compito ben preciso: venire incontro alle esigenze del rione di Chiarbola e di S. Giacomo. A quel tempo la zona stava subendo un radicale cambiamento determinato dall'apertura del cantiere navale S. Marco (1840), della Fabbrica macchine (1846) e dell'Arsenale del Lloyd Triestino (1860). Tutti questi impianti richiamarono lavoratori da ogni parte della città. C'era assoluta necessità di una scuola: bisognava aiutare i giovani a non essere isolati dallo sviluppo cittadino. A istruirsi, insomma. E in italiano, per rafforzare anche la loro coscienza nazionale.
Sorto tra le case di via dell'Industria e via della Concordia, il Giardino era già «moderno»: quattro aule, un salone che fungeva sia da palestra che da refettorio, una cucina, lo spogliatoio, i servizi, una stanza per la cuoca e più camere per la dirigente. Affinché i bimbi potessero giocare anche fuori, vennero piantati ippocastani e platani. Lezioni «notturne» erano riservate agli adulti in difficoltà.
Dopo la Prima guerra mondiale, una novità importante: nelle scuole civiche le maestre non dovevano essere necessariamente più nubili o vedove. Col tempo la scuola si trasformò in un fondamentale punto di riferimento sociale: nel 1919 alunni e famiglie vennero istruiti sul pericolo delle bombe inesplose. Nel 1926 le maestrine furono invitate a seguire corsi di puericultura e di igiene. Ciò che imparavano veniva «trasferito» alle mamme della scuola: le malattie erano sempre dietro l'angolo. L'anno dopo fu introdotta la colazione calda pomeridiana ai bimbi più poveri che ne guadagnarono in peso, salute e…vivacità.
Il 10 giugno 1940 scoppiò un nuovo conflitto. Nel '41 le aiuole del giardino divennero orticelli di guerra. Nel marzo del 1943 tutte le scuole vennero chiuse e adibite a ospedali o occupate dalle truppe tedesche. La scuola di Rena Nuova riprese la sua attività il 4 febbraio 1946. Fu un risorgere lento, fatto di austerità e risparmi. Con il definitivo ritorno di Trieste all'Italia, arrivarono anche gli aiuti ministeriali. E tuttora la scuola cresce centinaia di piccoli adulti.
Senofonte diceva: «Una cosa è nutrire e allevare, altra cosa è educare».
Donatella Tretjak

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Da "In Città", 17 aprile 2003

Vai alla scheda del volumeÈ tornato in libreria, in una nuova edizione tascabile, "RICETTE TRIESTINE ISTRIANE E DALMATE", il libro di cucina di Jolanda de Vonderweid che dal 1972 è il più consultato e usato dei libri di cucina giuliana. Dagli antipasti ai dolci, dalle zuppe più assaggiate ai secondi di pesce meno noti, le ricette antiche e moderne che l’autrice ha raccolto, provato e cucinato personalmente prima di trascriverle nel suo ricettario, sono ben 359, tutte ben illustrate per conoscere gli ingredienti, le dosi, i tempi e…i trucchi per portare sulle nostre tavole i sapori e lo spirito della tradizione giuliana.

Nell’occasione, LINT Editoriale ha aperto una pagina, consultabile sul sito www.linteditoriale.com dove saranno via via pubblicate, da oggi in poi, alcune delle più curiose ricette comprese nel libro.

La casa editrice triestina - che di recente ha conquistato attenzione nazionale con "IL LIBRO DELLA BORA" di Corrado Belci (oltre novemila copie diffuse in tutta Italia) – ha in programma una campagna promozionale per diffondere "RICETTE TRIESTINE ISTRIANE E DALMATE" anche presso i ristoranti tipici della penisola, in modo da esportare – attraverso la cucina tradizionale giuliana – una miglior conoscenza della cultura materiale delle nostre terre.

Infine una primizia: fra pochi giorni uscirà "Lettere d’amore e di guerra", l’epistolario dell’ufficiale triestino Edgardo Bressani alla sua amata Ida. Raccolte e pubblicate con amore dalla figlia Maria Luisa, le lettere – scritte fra gli anni 1934 e 1945 – raccontano, attraverso un’appassionante microstoria familiare segnata dall’esperienza della guerra e della prigionia, il vissuto di molti giovani giuliani nati fra le due guerre. Anche di questo libro è consultabile, sul sito della LINT, la presentazione ed il sommario.

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