Da
Il Piccolo del 17 novembre 2003 in Cultura e spettacoli
PERSONAGGI LINT pubblica il libro di debutto di Gabriele Sardo «Straniero
in città» che viene presentato oggi a Milano
Una vita da diplomatico. Raccontata in endecasillabi
Raccontare la propria vita in endecasillabi. Perfetto,
se l’autore appartiene al passato remoto. Ma se, al contrario, è nato poco
prima che finisse la seconda guerra mondiale e questo libro lo pubblica all’inizio
del terzo millennio? Una bella sfida, non c’è che dire.
Una sfida che Gabriele Sardo lancia nel suo libro d’esordio. Intitolato «Straniero
in città» (LINT, pagg. 85, euro 6) viene presentato oggi, alle
12, nell’aula tesi dell’Università Iulm di Milano da Giovanni Raboni, Giovanni
Puglisi, Edoardo Zuccato, dall’editore Valerio Fiandra e dall’attore Mario
Maranzana, che leggerà alcune pagine.
Di madre triestina e di padre siciliano, nato a Trieste ma abituato a girare
il mondo per i numerosi incarichi diplomatici ricevuti (è stato ambasciatore
a Parigi fino al marzo del 2002, ha vissuto in Germania e Argentina, Messico
e Stati Uniti, ha lavorato all’Unesco), Sardo ha voluto scrivere «Straniero
in città» perché, come spiega nell’introduzione «questo libro risponde a un
voler esistere e, in qualche modo, sopravvivere, anche solo viaggiando sulle
code della semplice curiosità».
Gli endecasillabi servono a Sardo per evitare l’«effetto poesia». Per immergersi
nel flusso della sua vita lasciando che i ricordi e le sensazioni, le lacrime
e i sorrisi, le delusioni mai digerite e le illusioni diventate realtà scorrano
davanti ai suoi occhi, e a quelli del lettore, come fossero fotogrammi di
un film costruito con le parole. «Signora Sardo, dottor Sardo, eccovi all’uscita
del cinema all’aperto, /dovrei esserci anch’io da qualche parte/ancora frastornato
da uno sbarco/di marines vittoriosi, o da un calore/confuso da femmina à la
Ingrid Bergman», scrive ricordando i genitori.
Le immagini di Trieste e delle case dove ha vissuto, la passione per le donne
incontrate e amate, il desiderio di girare il mondo ma di avere, sempre dentro
di sé, un posto che rappresenti la sua anima. Sono queste alcune delle tessere
che compongono il lunghissimo soliloquio di «Straniero in città». Una sorta
di flusso di coscienza per mettere davanti agli occhi degli altri le immagini
e le sensazioni che galleggiano tra il cervello e il cuore.
Al «capolinea di ogni esistenza», a Trieste, Sardo ritorna costruendo un piccolo
monumento di parole. Che i lettori più sensibili sapranno cercare e apprezzare.
Laura Strano