Dal CORRIERE DELLA SERA, Cultura, domenica 13 gennaio 2002

MEMORIE La letteratura giuliano-dalmata sul dramma degli anni 1943-54: dalla Madieri alla Fiorentin
Addio all'Istria, quell'esodo in fondo al cuore

Può un piccolo mondo di confine, con la sua storia tragica e misconosciuta, farsi storia del mondo e di ogni confine, e di ogni tragedia collettiva che il confine, spostandosi, porta con sé? Accade quando la sua piccola storia riemerge dalla nebbia a cui la ragion di Stato l'aveva abbandonata, e quando la memorialistica della tragedia si fa letteratura vera, perché capace di prendere distanza dai fatti per meglio illuminarli da lontano. E' quanto sta accadendo, a distanza di più di cinquant'anni, alla letteratura dell'esodo degli istriani e dalmati, che si compì tra il 1943 e il '54. Capostipite di questa capacità di raccontare l'esilio con emozione priva di rancore è stata Marisa Madieri in Verde acqua , seguita da Anna Maria Mori e Nelida Milani in Bora .
Nel filone s'inserisce ora Graziella Fiorentin con
Chi ha paura dell'uomo nero? Esordiente a 61 anni, l'autrice si propone di raccontare ai propri figli quel ch'è stato; e lo fa senza livore, con lo sguardo della bimba di otto anni a cui fu sbrecciata l'infanzia, strappata da un giorno all'altro alla serenità di Canfanaro d'Istria, con il padre medico del paese, e precipitata in un Veneto allora diffidente e occhiuto, a ricominciare daccapo in un gelido casone di argilla e tralicci di canne.
Dalla semplicità e crudezza di un racconto piano, fluido e privo di orpelli, ma accorato e tagliente, affiora nitida la tragedia della sua e di ogni famiglia che patì l'esilio. E l'autrice risolve l'ansia dell'incomunicabilità, espressa nelle prime pagine persino verso il marito che le sta al fianco, il giorno in cui rivede la casa natìa: "Che ne può sapere di quello che prova un albero allorché viene sradicato dal suo campo e gettato da parte a morire?".
GRAZIELLA FIORENTIN
Chi ha paura dell'uomo nero?
LINT Editoriale Associati
Pagine 269, euro 13,43 , lire 26.000

Roberto Morelli

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Dal Il Piccolo di sabato 26 novembre 2001, Agenda:
Lungo flash-back di memorie lontano dal mondo «di casa»


«La mia casa meravigliosa, il mio mondo sereno, il cielo limpido e spendente, il mio pittoresco paese accoccolato fra il verde, la fragranza dei fiori, il sapore della frutta matura... Finito! Finito tutto! Li avrei più rivisti?»
Condensato in queste righe ecco l'ultimo clic che la retina di Graziella Forentin ha trattenuto prima di abbandonare per sempre la propria casa di Canfanaro seguendo la sorte di migliaia di altri istriani come lei che hanno preso al via dell'esilio. La bambina di allora, che nel dare l'addio agli alberi amati, ai posti dei giochi segreti, al filo dell'orizzonte visto dal giardino di casa, saluta l'infanzia e con essa quello che per lei è stato l'unico periodo felice della sua vita, è diventata pian piano una donna, e ha covato dentro di sé per cinquant'anni quelle sensazioni, trovando chissà come la molla per trascriverle solo pochi anni fa. E come spesso accade alle emozioni che a lungo sobbollono a fuoco lento in qualche zona riposta dell'animo, quando trovano uno sfogo sono già composte in un loro equilibrio quasi perfetto.
È proprio la rassegnata saggezza di fondo che attraversa le pagine, fatta di una amara accettazione dell'ineluttabilità del destino, uno dei motivi del successo del romanzo «Chi ha paura dell'uomo nero» (Lint Editoriale, Lire 26.000, Euro 13,43), esordio letterario per la Fiorentin che non solo è giunto in questi giorni alla quarta edizione, ha ottenuto il «Premio del Presidente del Centro Culturale Firenze-Europa ”Mario Conti”» che l'autrice ritirerà oggi nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze, in occasione della XIX edizione del «Premio Firenze».
Il libro racconta in un lungo flash-back la vicenda di una famiglia italiana (e borghese, il papà è medico condotto) costretta a lasciare la propria casa all'arrivo degli jugoslavi.
«Casa» è forse il termine che ritorna più spesso nella memoria e nelle pagine della Fiorentin. La casa natale come il nido pascoliano, il luogo perduto che rappresenta la propria identità, nel quale ci si riconosce e al quale si appartiene per sempre. Le case successive nelle quali la Fiorentin ha abitato sono state invece solo ripari: dalla casa fredda e umida di Chioggia dove la famiglia trasferì dopo aver lasciato l'Istria, a quella di Padova dove la Fiorentin vive attualmente. E alla quale ritorna, dopo il primo viaggio fatto con il marito e i figli al proprio paese. Una casa accogliente, con un giardino curato. Ma il mare è lontano. Come lontani, irraggiungibili, sono gli odori e i colori dell'infanzia perduta per sempre.
Paolo Marcolin
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