MEMORIE La letteratura giuliano-dalmata sul dramma degli anni
1943-54: dalla Madieri alla Fiorentin
Addio all'Istria, quell'esodo in fondo al cuore
Può un piccolo mondo di confine, con la sua storia tragica e misconosciuta,
farsi storia del mondo e di ogni confine, e di ogni tragedia collettiva che
il confine, spostandosi, porta con sé? Accade quando la sua piccola storia riemerge
dalla nebbia a cui la ragion di Stato l'aveva abbandonata, e quando la memorialistica
della tragedia si fa letteratura vera, perché capace di prendere distanza dai
fatti per meglio illuminarli da lontano. E' quanto sta accadendo, a distanza
di più di cinquant'anni, alla letteratura dell'esodo degli istriani e dalmati,
che si compì tra il 1943 e il '54. Capostipite di questa capacità di raccontare
l'esilio con emozione priva di rancore è stata Marisa Madieri in Verde acqua
, seguita da Anna Maria Mori e Nelida Milani in Bora .
Nel filone s'inserisce ora Graziella Fiorentin con Chi ha paura dell'uomo nero? Esordiente a 61 anni, l'autrice si propone di raccontare
ai propri figli quel ch'è stato; e lo fa senza livore, con lo sguardo della
bimba di otto anni a cui fu sbrecciata l'infanzia, strappata da un giorno all'altro
alla serenità di Canfanaro d'Istria, con il padre medico del paese, e precipitata
in un Veneto allora diffidente e occhiuto, a ricominciare daccapo in un gelido
casone di argilla e tralicci di canne.
Dalla semplicità e crudezza di un racconto piano, fluido e privo di orpelli,
ma accorato e tagliente, affiora nitida la tragedia della sua e di ogni famiglia
che patì l'esilio. E l'autrice risolve l'ansia dell'incomunicabilità, espressa
nelle prime pagine persino verso il marito che le sta al fianco, il giorno in
cui rivede la casa natìa: "Che ne può sapere di quello che prova un albero allorché
viene sradicato dal suo campo e gettato da parte a morire?".
GRAZIELLA FIORENTIN
Chi ha paura dell'uomo nero?
LINT Editoriale Associati
Pagine 269, euro 13,43 , lire 26.000
Roberto Morelli
Torna su