da Arcipelago del Vento di Hans Kitzmüller

Lint 2003

 

Non avevo esitato un attimo a dire di sì. Mi andava benissimo fare subito un altro giro, di isola in isola nel mare della Dalmazia meridionale, perché avrei potuto così verificare i particolari che mi mancavano. Stavo lavorando, con una certa lentezza, alla riedizione di un portolano adriatico per la nautica da diporto, e il piccolo editore tedesco che mi aveva commissionato l’aggiornamento dava ormai segni di impazienza. Al telefono Sigi aveva detto che erano solo in quattro: lui, Maria, Frida ed Ernst, e dunque rimaneva un posto libero. Non sarebbe stata la prima crociera in barca a vela insieme, ma stavolta ci avrebbe guidato uno skipper d’eccezione. Con lui – ho subito immaginato – ci saremmo perfezionati. Avevo avuto ragione: ora posso affermare che quel viaggio sarebbe stato solo uno dei tanti se non avessimo avuto Toni Ple¹iè come skipper. Le annotazioni su quanto imparavamo da lui, che ...come leggerete... non sono le solite cose che gli istruttori di vela ripetono sempre, si alternano così in questo mio diario di bordo alle notizie di carattere storico-culturale sui luoghi visitati.
Un’ammirazione vera e profonda, priva di invidia o ansia di emulazione è, secondo me, il sentimento più bello e importante che si possa provare per una persona. Non ho mai conosciuto uno bravo come Toni Ple¹iè nel condurre una barca, nel regolare le vele, nel sentire il vento. Nel vento si muoveva come un pesce nell’acqua. Che magnifico compagno di viaggio! Gli sono molto grato non solo per quello che mi ha insegnato e raccontato, ma anche per come lo ha saputo fare, con pazienza ma senza incertezze, in parole sobrie e precise. Durante la navigazione parlava poco, ma quando si rimaneva all’ancora, o si sbarcava in uno dei porti grandi o piccoli del continente o delle isole, spenta la sete con una buona birra, nel pozzetto o in qualche caffè, lui cominciava. Mi avvinceva con quel suo modo di evocare i luoghi e di illustrare le situazioni: sembrava saper cogliere solo gli aspetti più importanti, quelli che meglio aiutano a capire. Non usava mai aggettivi come ‘splendido’, ‘straordinario’, ‘meraviglioso’.
Toni era sulla cinquantina. Da quando aveva compiuto i quaranta passava la maggior parte del tempo sulla sua barca a vela fra la Grecia e la Dalmazia. Di recente aveva portato a termine persino una circumnavigazione del globo in solitaria durata quasi tre anni. "...ma ce ne vorrebbero cinque", aveva detto, "perché nei porti che tocchi ti devi fermare, altrimenti non ha senso". La sua bella barca, un Jeanneau di dodici metri, porta lo strano nome di Serengeti. In mare aperto, quando all’orizzonte non vi era più alcuna terra in vista, Toni si ripeteva sempre: "Ecco, la mia Serengeti!" Evocava così la steppa della zona del Serengeti nel nord della Tanzania, una vastissima area desolata quasi priva di vita. A tal punto lo aveva sedotto il carattere desertico del mare aperto.
Partiti con la sua barca da Gravosa, il porto di Ragusa, siamo scesi sino alle Bocche di Cattaro per risalire poi, attraverso l’arcipelago delle Elafiti, sino a Meleda e raggiungere – alternando vela e motore, con soste a Curzola, Lesina e Làgosta – l’isola di Lissa e infine Spalato, dove il nostro viaggio ebbe termine. Originariamente Làgosta e Lissa non erano in programma, ma avevo insistito: erano le uniche isole della Dalmazia su cui non avevo ancora messo piede. Insomma, non voglio dire d’essere sbarcato proprio su tutte le mille isole (grandi e piccole, isolotti e scogli compresi) di cui sono disseminate le acque della Croazia, ma su quelle abitate sì.
Fu per puro caso che il nostro skipper Toni Plesic nacque in Macedonia, da genitori contadini originari di un paesino della valle del Vipacco nei pressi di Aidussina. Dopo la guerra suo padre era riuscito a scappare dalla Jugoslavia comunista per rifugiarsi in Friuli e successivamente in Carinzia. Per intervento della Croce Rossa Internazionale, la famiglia lo raggiunse in Austria verso la metà degli anni Cinquanta, cosicché Toni crebbe nell’ ambiente modesto della minoranza slovena in Carinzia, imparando il tedesco a scuola.
Toni è una persona molto dolce, ma sa anche essere durissimo. Quando sbagliavamo qualche manovra inveiva con ira, bestemmiando in italiano. Quando si infuriava, e ne aveva motivo di frequente, ci sentivamo come scolaretti pieni di paura. Dopo, però, portata a termine la manovra e sbollita la rabbia, al risentimento si sostituiva la gratitudine nel pensare che aveva ragione.
Viaggiando con lui ho capito che la sua ricerca della perfezione non era il frutto di una ossessiva maniacalità ma di una giusta comprensione delle cose. E quanto all’esperienza, ne aveva acquisita veramente molta: ha vissuto di persona praticamente tutto ciò che può avvenire durante la navigazione a vela. Ha persino rotto l’albero durante una tempesta in mezzo all’Oceano Indiano, riuscendo poi ugualmente a raggiungere il mar Rosso.

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