da I pirati dell'Adriatico di Giacomo Scotti

Storie di pirati nel Mare Adriatico, dagli Illiri agli Uscocchi

 

Lo Adriatiké thalassa ovvero Adriatikos kolpos degli antichi e meno antichi geografi greci, il Sinus Adriaticus dei Romani che lo indicavano anche con i nomi di Hadriaticum mare e Mare Superum, il Golfo di Venetia ovvero Dalmaticum mare, insomma quel mare che dal "lito adriano" dantesco prende il nome, è innegabilmente uno dei più piccoli specchi d'acqua salata del mondo, pur essendo il mare che ha visto nei millenni non poche audaci imprese dell'uomo.
La nostra narrazione si concentra soprattutto - va detto subito - su quella parte dell'Adriatico cui la natura volle dare aspetti variati: le profonde insenature allungate o valloni dell'Istria; i canali, le anfrattuosità, le isole e le penisole numerosissime della Dalmazia; insomma la frastagliatissima sponda dell'Adriatico nord-orientale ed orientale, ricca di porti e approdi quasi celati nel dedalo delle difese naturali. Parliamo soprattutto di quello che, con poche interruzioni, per circa sette secoli fu il mare di Venezia, di acque che in tutta la loro storia sono state teatro di piraterie, guerre e commerci, di contese, di crimini e stragi, di glorie e di trionfi.
Un tale che se ne intendeva - per avere operato in quelle acque, e non soltanto in quelle - il famoso pirata del XVI secolo Hajredin Barbarossa, dichiarò una volta al sultano Solimano II: "Signore, chi domina quel mare, presto finirà per dominare anche la terraferma". Per quanto riguarda il trinomio piraterie, guerre e commerci - tre parole che potrebbero sintetizzare tutta intera la storia dell'Adriatico e la trama del racconto che leggerete nelle successive pagine di questo libro - basti ricordare le parole che Goethe mise in bocca a Mefisto nel suo Faust: "Kriege, Handel und Piraterie, Dreieining sind sie, nicht zu trennen" (La guerra, il commercio e la pirateria sono una trinità, non si possono separare).
Si tratta di una storia aggrovigliata e sempre tempestosa che vede le città costiere di volta in volta alleate o in lotta tra di loro per il dominio del mare e l'egemonia commerciale, per difendere la propria autonomia municipale o per espandere i propri domini.
Sorgono sull'Adriatico due fra le più potenti repubbliche marinare, la Serenissima e Ragusa; sull'Adriatico hanno i loro covi i più temibili corsari, dai Narentani agli Almissani, dagli Uscocchi di Segna ai Mori di Dulcigno; su questo mare combattono le più grosse battaglie Genova e Pisa contro Venezia; e Venezia contro i Turchi, contro Zara e contro tutti. Si fronteggiano altre città marinare e non, in un groviglio spesso inestricabile di interessi, accettando la dominazione della Serenissima e ribellandosi a quella. Combattono Venezia e la nuova stella austriaca che in un primo momento si affaccia con contee e marchesati per imporre infine il dominio dell'impero bicipite.

 

Ritorna all'indice