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da
Cronache
triestine all'epoca del Porto Franco
di Arrigo Polacco
Con
questo lavoro mi sono prefisso di riportare, in chiave di cronaca,
avvenimenti di rilievo e di illustrare personaggi che hanno caratterizzato
quell'epoca felice di benessere e di ricchezza della città di Trieste,
quando la città, godendo della franchigia doganale del suo porto, largita
nel 1719 dall'Imperatore d'Austria, Carlo VI, poté svilupparsi e
ingrandirsi, sino a divenire alla fine del XIX secolo la terza città
dell'Impero Asburgico.
Trieste divenne allora un grande centro commerciale cosmopolita, in quanto
la franchigia del porto fece richiamare in questa città un'umanità
eterogenea d'origine e di condizione sociale, umanità che si riprometteva la
possibilità di arricchirsi e nel contempo di arricchire la sua nuova patria.
Gente d'origine greca, italiana, ebrea, tedesca, francese, olandese, inglese
e spagnola affluì a Trieste, che da povero villaggio, quale era agli inizi
del VIII secolo, divenne, grazie alle capacità imprenditoriali di certi
grandi personaggi storici, un grande centro emporiale.
“A sto bel porto
se sa, ogni popolo
fa al cascamorto:
Greghi, Olandesi,
Russi e Franzesi,
Gente de Spagna,
I cala a l'Albaro
de la cucagna.”
Questa era la canzonetta che i triestini “patochi” di quei lontani tempi
cantavano in coro a Carnevale!
E la “cucagna” cessò nel 1891, con l'abolizione della franchigia di
portofranco, poiché la città, da emporio commerciale, per la sua evoluzione
cantieristica, si trasformò in un porto di transito.
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