da Tireste - Breve storia della città

di Glauco Arneri

 

Nell'estremo angolo nord orientale dell'Adriatico, in una terra del tutto diversa per la natura del suolo e del clima dalla vicina grande pianura dell'Italia settentrionale, là dove la catena dei Vena si allontana dalla costa dando inizio al grande sistema carsico dinarico, ai piedi di un colle e al riparo dal vento di bora, è sorta, in età imprecisata, Trieste. Essa è la più settentrionale delle località costiere della penisola istriana, cui appartiene geograficamente e geologicamente, anche se la sua storia, profondamente diversa, ci ha abituato, da molti secoli, a non considerare più Trieste una città dell'Istria.
Benché la fama e la bellezza della città siano rimaste per sempre legate ai due secoli di grande sviluppo economico, urbanistico e demografico compresi tra il 1719 (concessione del portofranco) e il 1918 (crollo dell'impero austro-ungarico), la Trieste moderna, a differenza di altri moderni empori, Livorno per esempio, non è nata dal nulla. Così come la sua storia è proseguita sino ai nostri giorni tra difficoltà di ogni genere, oscuri e difficili erano stati anche i suoi inizi tanti secoli fa.
Incerta l'etimologia stessa dell'antico toponimo Tergeste che deriverebbe dalla voce illirica terg = mercato, ipotetica la presenza di un castelliere preistorico sul colle di San Giusto, la località triestina è nominata per la prima volta all'inizio del I secolo a.C. dal geografo greco Artemidoro di Efeso. Un altro geografo greco, Strabone, vissuto un secolo dopo, la definì kome karnike, villaggio carnico. E questa è anche la prima indicazione che possediamo di carattere etnografico, materia a Trieste sempre complessa e spesso controversa.
Chi erano questi Carni che hanno lasciato memoria di sé dando il loro nome a quella parte montuosa del Friuli che oggi viene chiamata Carnia? Erano una popolazione celtica che, penetrata da nord nella pianura friulana tra il IV e il III secolo a. C. e insediatasi tra la Livenza a ovest e il Timavo a est, separò i Veneti, oggi chiamati paleoveneti, dagli Istri che le fonti classiche definivano Illiri e che oggi si preferisce chiamare paleoeuropei parzialmente illirizzati. I Carni avrebbero raggiunto più tardi il territorio triestino; bloccati nella loro spinta verso il mare, a oriente dal sistema dei castellieri degli Istri (sono così chiamati i villaggi fortificati costruiti nelle età del bronzo e del ferro sulle alture carsiche e istriane) e a occidente da lagune e paludi, si sarebbero fermati là dove l'alta costa triestina si abbassa in valloni ideali per gli approdi.
Di lì a poco queste popolazioni celto-carniche , incrociatesi con gli istro-illiri che certamente risiedevano già sul territorio, sarebbero venute in contatto con i Romani. I Romani, accolti in dedizione i Veneti verso il 200 a.C. e sottomessi i Celti della pianura padana, da loro chiamati Galli cisalpini, avevano fondato attorno al 181 a. C. la colonia di Aquileia. E per il momento si erano fermati al Timavo, ma non per molto. Qualche anno dopo penetrarono in Istria, distrussero Nesazio, la capitale degli Istri, dove il re Epulo si dette la morte, e occuparono militarmente tutta la penisola. Era il 177 a.C.

 

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