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Ugo
Borsatti
Trieste
1954
collana "Il filo"
pp. 96, brossura illustrato
cm 22x24,
ISBN 88-8190-212-5
Euro
16,00
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I nuovi confini, le case e i campi tagliati in due, gli ultimi profughi dall'Istria, gli emigranti, e finalmente, il ritorno all'Italia. E, come nel 1918, l'abbraccio ai bersaglieri. E ancora, le immagini più belle di fatti curiosi e importanti accaduti nella città adriatica in quell'anno meraviglioso.
Dalla postfazione di Fabio Amodeo:
(...) Ugo Borsatti ha lavorato soprattutto per i giornali quotidiani, eppure oggi si trova a gestire delle immagini che sono entrate nella storia e che contribuiscono a farcela capire. La sua è stata la prima generazione del documentarismo fotografico triestino: prima, durante il fascismo, il documentarismo doveva sottostare alle norme dell’informazione guidata, e prima ancora, ai tempi dell’Austria, il documentarismo non aveva i mezzi tecnici e i giornali attraverso i quali diffondere la propria opera. Abbiamo immagini, anche bellissime, di un momento straordinario della storia, il corteo funebre di Francesco Ferdinando e di sua moglie Sophie, uccisi a Sarajevo e qui sbarcati per essere portati a Vienna. Ma se guardiamo quelle immagini, ci rendiamo conto che sono fotografia industriale o da studio, di altissimo livello, adattata a un evento. La fotografia documentaria da noi è nata nel ’45, attraverso nomi non ancora abbastanza analizzati e studiati, in un generale e colpevole disinteresse verso la storia della fotografia, come Francesco Penco, che ha testimoniato le drammatiche giornate del maggio 1945, i Vitrotti, Anzalone, un narratore del 1954 poi inghiottito dall’emigrazione australiana, Erna Lasorte, capostipite di una dinastia fotografica giunta alla terza generazione, e per l’appunto Borsatti. Era una generazione che dovette inventarsi quasi dal nulla linguaggi, tecniche, modi di lavorare, interpretazioni della realtà. Rispetto agli altri, Borsatti ha avuto il vantaggio di essere allora abbastanza giovane da poter curare personalmente la storicizzazione delle sue immagini. È per questo che abbiamo potuto rileggere gli eventi del 1953 in un altro volume della Lint, e oggi possiamo rileggere il 1954. Rispetto agli altri autori del suo tempo, Borsatti si contraddistingue per la serenità dello sguardo, le inquadrature quiete, che rispettano il soggetto senza costringerlo in interpretazioni fotografiche forzate, una sorta di silenzioso filtro delle emozioni che spiega perché quelle fotografie entrano così facilmente e così naturalmente nella storia.
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