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testi di:
Marco Casamonti
Antonio Monestiroli
Luciano Semerani
Philippe Daverio
Paolo Fabbri
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“Andando a cercare platoniche bellezze non saremmo andati molto
lontani. Come paladini di antichi tornei ci saremmo trovati … a
difendere le peggiori cause e la peggior conservazione: quella del
grazioso, del carino, del buongusto faidate, i cui effluvi inondano
pagine e pagine di giornali, inserti, supplementi, non
necessariamente, come si diceva un tempo, rivolti ad un pubblico
femminile. Abitat, toglie leggiadria e lascia intendere una certa
gravità della questione. Una gravità che investe l’ambiente,
domestico e non, il paesaggio ‘naturale’, urbano, metropolitano,
post-metropolitano. La città e l’architettura, grandi firme
comprese, l’usura della terra e l’immondizia, non solo intesa come
espressione artistica, ma come questione per nulla secondaria nel
circolo virtuoso del consumo. Abitat è quanto ci circonda, ci
contiene, ci rispecchia, ci agisce, ci allieta e ci devasta.”
dall’Introduzione di Giovanni Fraziano.
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