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Basaglia, e con lui tutti coloro che hanno combattuto insieme la sua battaglia, ha il merito incontestabile di aver fatto cessare, o almeno di aver posto essenziali e decisive premesse per farlo cessare, uno scandalo umano e morale prima ancora che politico e sociale. La sua riforma, ma prima e più ancora tutto il suo lavoro clinico, pratico, teorico, saggistico, intellettuale, politico - ha posto fine, nei limiti del possibile, a tale iniquità; ha imposto a tutti di capire come il malato mentale non sia uno scarto dell'umanità, da segregare dalla società e dalla comunità umana, bensì una persona, che nella sua temporanea o cronica debolezza osserva - come ogni altra persona in ogni stadio e in ogni condizione, felice o infelice, armoniosa o degradata - piena dignità. (dalla prefazione di Claudio Magris).
I due autori sono particolarmente qualificati a offrire questo profilo di un protagonista della nostra storia e della nostra vita civile degli ultimi decenni. Francesco Parmegiani è un giornalista particolarmente esperto della materia e della vicenda, che ha seguito passo a passo, con forte intuito della realtà concreta, anche a livello di cronaca, l'opera di Basaglia e della sua équipe. Michele Zanetti, un politico anomalo, di singolare creatività e tenuta morale, è un co-protagonista della legge che ha posto fine all'istituzione manicomiale e delle battaglie e difficoltà che l'hanno preceduta. Chiamare Basaglia, in quegli anni di roventi polemiche e anche di denunce che colpivano la sua precedente esperienza goriziana, ad assumere la direzione - allora vacante - dell'Ospedale Psichiatrico di Trieste è stato indubbiamente un atto di notevole coraggio, specialmente da parte di un uomo allora giovane, capace di mettere a rischio il proprio futuro politico perché convinto della necessità etico-politica di farlo. (Claudio Magris).
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