Franco Damiani di Vergada

 

MOTOCICLISMO A TRIESTE

cent'anni di storia nella provincia giuliana

 -con la prefazione di di Augusto Re David e Riccardo Illy -


• 24 x 22 cm
• 400 pagine
• brossura con alette
• illustrato a colori
• ISBN 978-88-8190-224-8

 

Euro 30,00

400 pagine a colori

oltre 300 splendide immagini

 

Per i motociclisti, questo è “il testo” della loro storia nell’area giuliana. Si racconta, nel libro, della loro vocazione al carpe diem, del loro essere “avventurieri, uomini liberi attenti solo al presente”, e anche di come “passare dietro alla loro corsa, raccogliendo pezzi di storia, non sia affatto facile”.
Nell’anno del centenario del Moto Club Trieste, con la collaborazione di tante persone entusiaste dell’iniziativa, Franco Damiani è riuscito a mettere insieme tutti questi “pezzi” e a sistemarli pazientemente in una ordinata cronistoria. Il risultato è una bellissima raccolta di storie e immagini, nella quale appassionati e non troveranno tutto quello che c’è da ricordare di un secolo di motociclismo a Trieste: dalle prime corse, alla diffusione del motociclo, alle storiche Trieste-Opicina, dalla prolungata fortuna del Dirt-track al boom dello scooter, dai campioni degli anni ’60, all’epoca del fuoristrada e alle promesse di domani.

 

La leggenda di Tojo Marama, viaggiatore, inventore e motociclista

di Franco Damiani di Vergada

tratto dal volume "Motociclismo a Trieste"


Che collegamento c’è fra Trieste e le specialità motociclistiche del “Dirt-Track” e dello “Speedway”? Dalle nostre ricerche, in verità un po’ faticose, è emerso che fu proprio la città giuliana la culla italiana di queste corse – che poi ebbero fortuna e successo a Udine e in provincia di Vicenza – e che il loro importatore fu un personaggio dal nome curioso: Tojo Marama. Molti fra gli anziani appassionati di moto che abbiamo intervistato a Trieste si sono ricordati – e al momento erano dei ragazzi – della sua morte, avvenuta alla fine di una gara all’Ippodromo di Montebello nel 1946. Sempre da loro abbiamo appreso che Marama era molto popolare per il suo strano e marcato carisma, che appariva evidente ad ogni suo interlocutore.
Ma chi era Tojo Marama, e da dove veniva? Appassionato di motori e competizioni, egli viene spesso descritto come “capitano marittimo triestino”, ma pare che amasse circondare di un alone di mistero la sua identità anagrafica. Il suo nome da “buloto” della città vecchia, “Tojo”, non ci deve comunque trarre in inganno: Marama era fiumano. Per la precisione, risiedeva a Fiume, ma era nato ad Alessandria d’Egitto, e il suo nome corretto era Marama-Toyo Adolf. Questa, però, non è l’unica versione sulla sua origine. Testimoni viventi ci hanno assicurato che il suo cognome originario era un cognome fiumano e che “Marama Toyo” era una sorta di nome d’arte: “marama” è parola croata traducibile con “foulard” e potrebbe riferirsi al fazzoletto colorato che contraddistingueva i piloti di speedway delle varie squadre.
Si dice che il “capitano” parlasse correntemente una mezza dozzina di lingue, dall’italiano al croato, dal tedesco all’arabo e al francese. Nelle pause delle sue navigazioni era solito viaggiare freneticamente da Trieste a Udine, a Milano, in Austria e negli Stati dell’Est, dove pare abbia gareggiato con i primi specialisti della “pista lunga”. Ma ciò che affascinò maggiormente il dinamico navigante fu quanto vide in Australia già alla fine degli anni ’20: il “Track” su pista corta, specialità estremamente spettacolare effettuata secondo regole particolari e, soprattutto, con motociclette dalla stranissima foggia. Quando, nel 1931, si svolge proprio a Fiume la “Prima gara in Italia su pista di cenere”, ovviamente c’è il suo zampino, e si tratta appunto di “pista corta”: è il primo Speedway italiano, alla Stadio di Borgomarina, cui partecipano corridori del posto e alcuni triestini.
Ma Marama è stato anche un inventore-ingegnere. A lui si deve la progettazione e la costruzione, realizzata assieme al costruttore bresciano Galbusera, di alcuni fra i più geniali prototipi di motore pluricilindrico destinato alla motocicletta. Si tratta di un 8 cilindri a V da 500cc a due tempi con compressore e di un 4 cilindri da 250, equipaggiati da inediti manovellismi e alberi motore. Le due motociclette con i rivoluzionari propulsori furono esposte al Salone Internazionale del Ciclo e Motociclo a Milano nel 1938, e sono state oggetto di una conferenza sull’impiego di motori pluricilindrici nel motociclismo, tenutasi nel 2002 presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, occasione in cui l’opera di Marama e Galbusera è stata riportata giustamente all’attenzione degli appassionati. Dice il moto-storico Luraschi: “Plinio Galbusera e Marama Toyo erano dei sognatori ai quali bastava aver dimostrato che si poteva fare qualcosa di diverso anche in campo motociclistico. Oggi avrebbero avuto maggior fortuna […] eppure la motocicletta è diventata quello che oggi è anche, e soprattutto, grazie a uomini come loro, disinteressati, appassionati, forse anche un po’ ‘matti’, secondo l’opinione dei benpensanti.”

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da “Moto d'epoca”, agosto 2007

 

MOTOCICLISMO A TRIESTE

cent'anni di storia nella provincia giuliana


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da “Vita Nuova”, 27 aprile 2007

 

Compie cent'anni il Moto Club Trieste

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Immagini, documenti e aneddoti per raccontare la storia di Trieste vista dalle due ruote

 

di FRANCESCO CARDELLA


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da “Il Piccolo”, giovedì, 12 aprile 2007

 

Agenda Ore della Città

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L'epopea delle motociclette e di Gilberto Parlotti raccontata da Franco Damiani


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da “Motosprint”, gennaio 2007

 

Motolandia

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Centenario: lo festeggia il Moto Club Trieste


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